giovedì 11 dicembre 2014

Il seme del capolavoro incompreso di John Carpenter [PRIMA PARTE]

Di seguito vi riportiamo la traduzione integrale ed in esclusiva per il blog "Il Seme Della Follia" a cura di Micol Basone dell'articolo apparso sul sito blogs.wsj.com dove John Carpenter e la moglie Sandy King vengono intervistati in merito al film del 1994 Il Seme Della Follia. Buona lettura.


Il Seme del capolavoro incompreso di John Carpenter

Guardi Sutter Cane?
Le cifre dicono di no – il 47% di "rotten" rating su Rotten Tomatoes e sono 8,9 milioni di dollari al botteghino durante le tre settimane di permanenza nei cinema degli Stati Uniti – ma 20 anni dopo, è evidente che Il Seme della Follia di John Carpenter sia uno dei capolavori del leggendario regista dell'horror. Come per altre ora adorate gemme di Carpenter come La Cosa, Essi Vivono e Grosso Guaio a Chinatown, la reputazione di Il Seme della Follia è cresciuta tra i fan dei film cult e dell'horror nei 20 anni dalla sua uscita nei cinema. Il film – che fu prodotto con un budget di 8 milioni di dollari, secondo Box Office Mojo – ha fatto il suo debutto in Blu-ray l'anno scorso, dando sfoggio a una nuova trasposizione in alta definizione, ma i fan hanno reclamato alla Scream Factory un trattamento deluxe, come quello riservato a film come The Fog e Il Signore del Male.

Il Seme della Follia racconta la tortuosa, metaromanzata storia di uno scrittore di best seller horror di nome Sutter Cane (Jurgen Prochnow), che è più famoso di Stephen King, ma scompare proprio quando il suo attesissimo nuovo best seller – anch'esso intitolato Il Seme della Follia – sta per uscire. I lettori di Cane – incluso il suo agente, che assomiglia molto al proprietario degli LA Clippers ed ex direttore esecutivo Microsoft Steve Ballmer – stanno letteralmente impazzendo nell'attesa del nuovo libro. La casa editrice, diretta da Jackson Harglow (Charlton Heston), tiene molto agli incassi, perciò manda l'investigatore John Trent (Sam Neill) e la redattrice Linda Styles (Julie Carmen) sulle tracce dell'enigmatico autore, nel suo oscuro rifugio nel New England. Presto, diventa chiaro a Trent e Styles che la realtà non è come appare. La battuta del film – "Vissuto qualche bel libro ultimamente?" - dovrebbe essere un indizio dell'orrore in serbo per i nostri protagonisti. È una corsa disgustosa e terrificante, ma è anche abbastanza divertente, grazie in gran parte alla performance sempre più delirante di Neill.

Speakeasy ha parlato con Carpenter e la produttrice Sandy King, che è anche la moglie di Carpenter, riguardo alla realizzazione de Il Seme della Follia, al lascito del film e alle difficoltà del rapportarsi con lo studio New Line Cinema a quel tempo. Abbiamo anche accennato alla serie di fumetti horror della King, al prossimo album musicale di Carpenter e allo spettacolo horror ambulante che è l'attuale incarnazione dei LA Lakers. Di seguito trovate una trascrizione delle interviste, che sono state realizzate una dopo l'altra.

SE - Per quale motivo Il Seme della Follia uscì prima in Italia rispetto agli Stati Uniti?
John Carpenter: Non ne ho idea. La gente non mi dice nulla... C'era qualcos'altro che doveva uscire. Non lo so. Quella era la New Line ai bei vecchi tempi di Bob Shaye [nota: Shaye è il fondatore ed ex direttore esecutivo della New Line] Non conoscevo le sue decisioni. Mi aveva detto qualcosa tipo: c'è un altro prodotto sul mercato e non vogliamo concorrere con quello. Qualcosa del genere. Non so cosa significasse, ma l'hanno pubblicato quando l'hanno pubblicato.
Sandy King: Non ne ho la più pallida idea. Bob Shaye era una persona interessante con cui rapportarsi. Immagino che qualcuno l'abbia pagato di più per essere pubblicato prima. Penso avesse la sua personale politica interna al tempo, e aveva poco a che fare con noi o il film. Una volta realizzato e consegnato, nonostante quello che dice il contratto, chi ne è proprietario ne fa quello che vuole. Perciò tu ti metti in disparte e pensi "Oh, questo è interessante.". Il vantaggio è che abbiamo avuto una locandina molto bella. Si trattava di questo. Inoltre...penso che gli europei, sinceramente, fossero più interessati al tipo di film che giravamo all'epoca. Erano grandi fan di alcuni dei film più astratti che stanno diventando popolari ora, come Il signore del Male e Il Seme della Follia. Sembra che a loro piaccia di più quando si gioca con le loro menti.

Come è stato concepito Il Seme della Follia?
JC: E' stato un incarico. Era una sceneggiatura scritta da Mike De Luca, che era a capo della New Line al tempo. Avevo letto la sceneggiatura e avevo pensato 'Beh, questa è una cosa alla H.P. Lovecraft'. È anche un omaggio ai vecchi film di fantascienza, Stephen King e tutti i generi horror messi insieme. Ho pensato 'Beh, può essere divertente'. Potrebbe essere divertente essere completamente diversi. Non avevo ancora visto un film alla H.P. Lovecraft fatto bene. Neanche uno.

Perchè considera il film come il terzo elemento della sua Trilogia dell'Apocalisse, che include anche La Cosa e Il Signore del Male?
JC: Come Trilogia dell'Apocalisse, questi tre film trattano tutti, in una maniera o nell'altra, della fine delle cose, la fine di tutto, del mondo che conosciamo, ma in modi diversi. La Cosa attraverso la fantascienza, con questa creatura che avrebbe imitato se stessa e conquistato il mondo. Il Signore del Male in una maniera differente. E poi, Il Seme della Follia, in cui, in pratica, una realtà alternativa prende il sopravvento. Ognuna di questi è in qualche maniera un film apocalittico, ma con approcci del tutto diversi. Sono un fan di H.P. Lovecraft fin da bambino. Mio padre mi comprò un libro, Great Tales of Terror and the Supernatural. Era uno di quei libri della Penguin, uno di quelli grandi e spessi, e aveva tutti i tipi di autori: M.R. James, Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Quindi ho letto alcuni dei suoi racconti ed erano davvero spaventosi. Oh! Wow!


Come avete lavorato per portare il film dalla sceneggiatura allo schermo?
JC: Parte del processo di realizzazione di un film sta nel trovare un accordo sul budget con cui realizzarlo. Inizialmente, avevo pensato ad una cifra un po' più alta...che ha detto Bob Shaye? Ha detto: 'Pensa a Magritte, il pittore'. Ma Magritte costava un sacco di soldi, quindi abbiamo realizzato una versione della storia con un budget più basso. Molte cose sono rimaste sottintese. Si vedono molti mostri sullo schermo, ma molte cose sono rimaste implicite. Questo è stato un grande cambiamento, e l'abbiamo fatto solo per il budget. Sai, a me piaceva molto la sceneggiatura. Pensavo fosse molto divertente.
SK: La più grande sfida è stata quella di capire quale cifra la New Line fosse disposta a pagare. Si stabiliva un budget, ma poco dopo cambiavano idea e volevano ridurre il budget o girare le scene in un luogo differente. Penso che la cosa più difficile fosse avere a che fare con la natura volubile della compagnia a quel tempo. Come produttore, il tuo lavoro è sempre lo stesso: essere al servizio dell'idea e renderla il più semplice possibile per semplificare il lavoro ai vari dipartimenti e attenersi al budget e alle tempistiche stabilite. Perciò, non vuoi fare il tirchio per poi ritrovarti a dover spendere il doppio. Vuoi essere di supporto a tutti gli adetti ai lavori che trasformano l'idea in film.

Ci sono esempi specifici di come i problemi esterni sul budget abbiano influenzato i lavori?
SK: No, perchè il mio lavoro è quello di proteggere la produzione da questi problemi. Il mio compito è quello di stabilire con precisione tutto con i finanziatori, stabilire un budget e collaborare con i vari dipartimenti in modo che la produzione fili liscia. Questo tipo di problematiche non dovrebbero mai arrivare sul set o fino agli addetti ai lavori. Loro fanno il loro lavoro e devono essere messi in condizione di portarlo a termine serenamente. Tutto ciò non deve mai influenzarli. Abbiamo avuto una specie di supervisore fastidiosa, ma non è durata molto. Un'altra cosa che facevamo molto bene, avevamo un responsabile lì [in Canada, dove è stato girato il film] che era bravissimo con il tasso di cambio. Riuscivamo, cambiando conto corrente di giorno in giorno etc., a risparmiare un centinaio di dollari extra, facendo attenzione ai tassi di cambio e cambiando i conti correnti, e questo ha aiutato il bilancio. E direi che quella è l'unica cosa su cui potevamo giocare un po' per cercare di tenere il saldo del conto corrente alto. Erano cose a cui lo studio non era abituato. Voglio dire, essenzialmente la cosa ha giovato sia allo studio che alla produzione, perchè spendendo meno riuscivamo a fare di più sul set...filmando in Canada, siamo riusciti a mantenere la union production perchè il Canada faceva parte dell'unione. Perciò, invece di fare una runaway production – al tempo la New Line non faceva molte union productions – in questa maniera siamo riusciti a mantenere i nostri responsabili.

C'è qualcosa di John Carpenter in Sutter Cane?
JC: Certo. C'è sempre qualcosa di John Carpenter, ma cerco di non mettermi mai troppo in mostra. Ma certo, certo.
SK: (ride) Non credo che sia così manipolatore. Penso che Sutter Cane abbia una sfumatura di crudeltà, e non penso che John Carpenter ce l'abbia.

Come è stato lavorare con Charlton Heston?
JC: E' stato davvero molto divertente. Capiva veramente il film e ha fatto scintille. Era molto più intelligente di quanto pensasse la gente. Ha detto 'Voglio fare un film sulla realtà alterata'. E io ho detto 'oh, ok, facciamolo'...un vero professionista, davvero un brav'uomo.

Perchè ha scelto questo sound hard rock per la colonna sonora del film, invece del solito approccio elettronico?
JC: Avevamo composto una colonna sonora provvisoria, cosa che si tende a fare quando vuoi mostrare un film a delle persone per ottenere una reazione, e il tecnico del montaggio ha subito messo i Metallica – una famosa canzone dei Metallica che ora mi sfugge – ma era fantastica. Vedevo il pubblico muovere la testa e ho pensato 'oh, dovrei fare qualcosa del genere'. Voglio dire, non uguale, ma qualcosa sulla stessa linea. È colpa dei Metallica.

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