domenica 20 dicembre 2015

The Hateful Eight: e se il nuovo film di Tarantino fosse un remake sotto mentite spoglie di La Cosa? [PARTE 2]


servizio a cura di Simone Ghidoni


Tuttavia gli alieni de La Cosa, Villaggio dei dannati o Essi vivono non sono soltanto caratterizzati dalla subordinazione nei confronti di un istinto dominante. Essi non solo vivono, ma appaiono in tutto e per tutto simili alle persone che imitano, ricreano e sfruttano. In Carpenter esiste dunque un'opposizione disforica evidente tra il mondo posto davanti agli occhi della società e la realtà che esiste dietro il velo delle apparenze. Prendendo ancora a prestito dalla filosofia direi tra il fenomeno e il noumeno. Allora, laddove alla visione di massa corrisponde la finzione delle apparenze, la scoperta della verità pertiene al singolo, all'(anti)eroe solitario. Carpenter è qui liberale e individualista, concepisce la società come unione di soggetti che per scelta sottostanno alle regole del vivere insieme, come patto all'interno del quale non si dà comunità senza unicità e differenze, bensì bieca distopia, annichilazione delle qualità più intrinsecamente umane. Questo non fa di Carpenter il portatore di una visione egoistica, sia chiaro: si pensi all'esclamazione del taciturno Snake Plissken, posto di fronte all'arroganza di uno stato fascista cui si è ribellato: “no human compassion!”. O proprio all'importanza della compassione come elemento di differenziazione in Villaggio dei dannati: la capacità di comprendere il concetto di empatia dona all'alieno David la possibilità di convivere nella società “della razza umana” (termine nuovamente plisskiano), sfuggendo dalla cieca razionalità e volontà di potere dei suoi fratelli, dai quali differisce anche nell'aspetto (non per niente sono rappresentati secondo l'iconologia ariana). Tra le possibilità dell'essere umano esiste anche quella di “mettersi nei panni degli altri”, senza per questo dover assumere la forma del parassita, del demone sotto la pelle, dell'alieno tetramorfo (a questo proposito, sarebbe interessante analizzare le differenti idee di “compassione” per Schopenhauer e Carpenter).

Adesso, alla luce di quanto giusto affermato, ritorniamo alla serialità. Mi pare qui di intravedere una opposizione potenzialmente problematica tra il concetto di “rifacimento” di un'opera altrui e quello di “originalità”. Come è noto Carpenter ha da sempre lottato per ottenere il maggior grado possibile di autonomia creativa, pur cercando di proliferare all'interno della realtà produttiva hollywoodiana (dalla quale tuttavia verrà gradualmente estromesso). Come giustificare allora l'ondata di remake (ufficiali o no) nella sua filmografia? Carpenter si trova al centro di un crocevia ideologico che oppone – senz'altro idealisticamente – l'estetica romantica, a favore dell'opera d'arte come oggetto unico, irripetibile, e la realtà dell'industria culturale di massa, dalla quale pure non vuole prescindere. Il remake in quanto tale disgrega la nozione romantica di opera, modificandone a posteriori la percezione, confondendone i limiti spaziali e temporali. Per superare l'opposizione è quindi necessario che Carpenter assuma un metodo etico (e idealistico) nei confronti della replica, generalmente soggetta a due possibili approcci. Da un lato si può concepire un remake-cosa, ossia un rifacimento di tipo parassitario, che sfrutti il modello “originale” acriticamente e a fini puramente commerciali. Dall'altro, ed è il caso di Carpenter, si può intraprendere la strada del remake-starman, dunque di una pratica tramite la quale, metaforicamente, si prenda sì possesso di un corpo pre-esistente (l'ipotesto), ma solo per farne il medium di nuove idee. Come l'alieno interpretato da Jeff Bridges, i remake carpenteriani assomigliano ai modelli di cui si impossessano, ma ultimamente rivendicano identità, stile e messaggi propri (spesso attirandosi le critiche di chi considera i film alla stregua di oggetti sacri, intoccabili: si pensi a quelli che gridarono all'oltraggio per La cosa o ai numerosissimi detrattori di Villaggio dei dannati, una delle pellicole più umane del Nostro).


Per Carpenter la discriminante tra un buon remake e un cattivo remake (così come la contrapposizione tra protagonisti e antagonisti) corrisponde allora alla differenza tra un’imitazione che sfrutta un’originale, vivendo della sua fama, e una che ricrea qualcosa che, per quanto simile al predecessore, si fa consapevolmente portatore di un discorso proprio. E se una netta linea di confine tra le due tendenze è sicuramente frutto di un’approssimazione idealistica non dissimile da quella che vede irrimediabilmente contrapposti l’industria culturale e l’estetica romantica, la cultura popolare e la produzione industriale, la demarcazione tracciata è comunque rilevante, permettendoci di ricostruire il modello concettuale che sottende la pratica cinematografica secondo Carpenter, in ultima analisi riconducibile allo schema compositivo musicale della variazione sul tema. Proprio la variazione sul tema è la struttura che gli permette di salvaguardare tanto l'appartenenza ad una tradizione narrativa – espressa tramite gli omaggi, le citazioni e i remake appunto – quanto l'esigenza di esprimersi con una voce originale e inconfondibile. Essa permette ai suoi film “di mettersi nei panni” di altre opere senza instaurare una relazione di tipo parassitario: l'equivalente della compassione per il suoi personaggi sotto assedio, asserragliati da forze omologatrici.

Cosa aspettarsi, o meglio cosa augurarsi allora da The Hateful Eight, il remake sotto mentite spoglie di un remake su una creatura che, sotto mentite spoglie, imita e ricrea le sue vittime? Ad ognuno una risposta. Io mi auguro semplicemente che Tarantino continui a fare Tarantino, ossia che il desiderio di omaggiare il lavoro altrui (così rilevante nella sua filmografia) non vada a scapito del talento inequivocabile che il regista ha dimostrato nel raccontare storie efficacissime, colme di humour e colpi di scena, sempre personali ma spesso “impazzite” nel gioco dei rimandi metalinguistici. Anche se questi rimandi riguardano questa volta il regista che più amo, John Carpenter, lassù nell'olimpo dei miti insieme a Werner Herzog e Luis Buñuel. Il rischio è questo: sebbene La cosa sia il miglior punto di riferimento che un filmmaker possa eleggere per rappresentare e ricreare un universo in paranoia, è altrettanto importante che chi scelga di rifarsi a Carpenter ne mantenga lo spirito individualista, ossia che abbia il coraggio di andare per la propria strada. Altrimenti rischia di fare il gioco “dell'antagonista”, della “cosa da un altro mondo”. E questo nemmeno Tarantino se lo può permettere. 

P.S. Un'ultima suggestione: che la cosa sia una creatura “femmina” Carpenter l'ha confermato in più occasioni, rendendo ancora più emblematico il gioco al massacro tra gli abitanti della base antartica 31 (tutti maschi, tranne il computer dalla voce suadente di Adrienne Barbeau “liquidato” da Kurt Russell a inizio pellicola: “you cheating bitch!”). Sarà un caso che il motore del plot, l'elemento divisivo scortato e introdotto proprio da Russell in The Hateful Eight sia l'unica donna nel cast, tra l'altro descritta in un'intervista come un personaggio dalle caratteristiche “animali”? Sarà quel che sarà, ma ancora prima che le luci della sala si siano abbassate, la paranoia ha già mosso i primi passi. Un buon in(d)izio senz'altro.

venerdì 18 dicembre 2015

The Hateful Eight: e se il nuovo film di Tarantino fosse un remake sotto mentite spoglie di La Cosa? [PARTE 1]


servizio a cura di Simone Ghidoni

Ammirando il primo, lussuosissimo trailer di The Hateful Eight, non saranno sfuggite agli estimatori carpenteriani alcune situazioni estremamente familiari: un manipolo di personaggi delimitati da uno spazio ristretto, assediato dai ghiacci; l'arrivo di un corpo estraneo e disgregante (Jennifer Jason Leigh); la consapevolezza che qualcuno nel gruppo non sia “chi dice di essere”; la presenza importante di Kurt Russell; infine, la colonna sonora “originale” di Ennio Morricone. Le virgolette sono richieste, dal momento che si tratterebbe perlopiù di brani inediti originariamente composti proprio per La cosa (1982) di Carpenter, pellicola verso la quale The Hateful Eight sembrerebbe porsi come una sorta di remake sotto mentite spoglie. A questo punto si dovrebbe ricordare come anche Le iene (1992) offrisse dopotutto la stessa struttura di base, mentre è chiaro che Tim Roth e Michael Madsen fungono da trait d'union ideale tra l'esordio e l'ultima fatica di Tarantino. Tutto poco sorprendentemente vista la propensione di quest'ultimo per il mashup, per l'ibridazione di modelli, stilemi e influenze.

Ciò su cui tuttavia vorrei riflettere non sono le coincidenze (che tali poi non sono) tra La cosa, Le iene e The Hateful Eight. Mi piacerebbe invece evidenziare come il film di Carpenter restituisca una precisa idea di società e individuo, ma anche come tale visione del mondo sia coerentemente rispecchiata nella pratica del filmmaker, ossia nel suo metodo di fare – e di rifare – cinema, lasciando così intuire una forte connessione tra il concetto di identità individuale che permea le sue storie e l'autonomia artistica da lui tanto agognata, anche e soprattutto quando si è trovato a girare remake di opere altrui. Infine, vorrei ricollegarmi a Tarantino e dedicare un augurio a tutti coloro che in forma diversa si presteranno a omaggiare Carpenter.


Pare evidente quanto il sequel, inteso come idea produttiva e forma inter-testuale, risultasse avverso al regista di Carthage. La prosecuzione della saga di Halloween venne di fatti imposta dai produttori, i quali per coinvolgerlo dovettero ricorrere a tattiche ricattatorie. In quest'ottica Halloween III andava interpretato come l'ultimo tentativo di JC di sabotare la ripetitività del franchising prima di rinunciarne a qualsiasi paternità (una battuta: Halloween III fu un film serial-killer). Fuga da Los Angeles nasceva invece come sottile, debordiana e tutt'ora incompresa parodia della mania di Hollywood per i follow-up, una critica feroce alla fabbrica dei sogni tramutatasi in mera “catena di montaggio”. Un passaggio certo ironico per Carpenter, cresciuto nutrendosi di H. Hawks e di una visione fordiana del mondo (nel senso di John) e ora costretto all'applicazione del metodo in serie fordiano (alla maniera di Henry) nella pratica cinematografica.

Non si può tuttavia affermare lo stesso del remake, il quale sorprendentemente sembra evadere il medesimo giudizio negativo, al contrario stimolando il discorso carpenteriano fin dagli esordi. Gran parte delle sue opere sono di fatto rifacimenti, dichiarati o meno, di pellicole che hanno particolarmente contribuito allo sviluppo dei generi, soprattutto fantascientifico, horror e western: Distretto 13 ibrida Un dollaro d’onore con La notte dei morti viventi; Procedura ossessiva si ispira a La finestra sul cortile; Starman è una science-fiction romance impiantata sul modello on-the-road di Accadde una notte; Avventure di un uomo invisibile si pone come variazione sul tema dell'Uomo invisibile. Per non parlare di altri debiti più discreti ma non per questo meno significativi, come quelli di Elvis, il re del rock verso Quarto potere, di Cigarette Burns verso La nona porta o ancora di The Ward nei confronti di Il corridoio della paura e Shutter Island. Ma al dì là delle fonti di ispirazione, quelli che qui mi premono sono i circuiti di significazione, già operativi al livello del plot, che la pratica stessa del remake innesca in Carpenter, anche e soprattutto quando si tratta di rifacimenti in senso stretto quali La cosa e Villaggio dei dannati. Facciamo alcune considerazioni.

Per i protagonisti di La cosa la posta in gioco non è tanto la sopravvivenza, alla quale sono pronti a rinunciare per scongiurare la minaccia di un contagio globale, quanto la libertà individuale, ossia la possibilità di auto-determinare il corso della propria vita, posta sotto assedio da istanze aliene e alienanti che minacciano di conformarli irrimediabilmente in una massa indifferenziata. Sia le cellule della Cosa, che i bambini di Villaggio dei dannati e i contagiati del Signore del male si muovono secondo un'unica forza motrice con l'obbiettivo di assoggettare la razza umana tramite l'annichilazione delle differenze tra individui. Riciclando e invertendo di polarità due noti termini schopenhaueriani, potrei quindi affermare che in Carpenter tocchi sempre alla volontà particolare dei singoli – non di rado ostacolati dalla comunità che (non) li comprende – combattere la volontà universale che caratterizza le forze del male. All'opposto, ma coerentemente, i personaggi di Avventure di un uomo invisibile e Essi vivono sono già dal principio cose, sono già – pur senza saperlo – conformi allo stile di vita loro imposto: solamente un doloroso cambio di prospettiva (si pensi al combattimento tra Roddy Piper e Keith David!) permetterà loro di vedere e combattere per la propria identità.

mercoledì 16 dicembre 2015

Dark Star: arriva a febbraio una ristampa (in due versioni) della colonna sonora


Arriverà il prossimo 19 febbraio per la label indipendente svizzera We Release Whatever The Fuck We Want Records una doppia ristampa della colonna sonora del primo lungometraggio di John Carpenter Dark Star, uscito nel 1974. 

La prima versione sarà un classico LP con i due temi portanti del film (uno per facciata), mentre la seconda sarà un 7 pollici di colore rosso che includerà alcune composizioni rivisitate (come ad esempio "Ode to a Bell Jar" di Carpenter e Alan Howarth), una ghost track ed alcuni effetti sonori che trasformeranno la vostra casa in un vero e proprio ricognitore. Ambedue le versione avranno una confezione studiata appositamente per l'occasione.

La notizia è stata riportata questa mattina dal portale exclaim.ca, mentre potete visitare il sito ufficiale della We Release cliccando QUI.

LP:

A1. Music, Sound Effects and Dialogue Excerpts Part 1 (Remastered) (25:10)

B1. Music, Sound Effects and Dialogue Excerpts Part 2 (Remastered) (25:51)

7-pollici:

A1. Martin Segundo and the Scintilla Strings - When Twilight Falls on NGC 891

A2. Alan Howarth - Doolittle's Solo (Remake)

A3. Loop #1

A4. Loop #2

B1. Dominik Hauser - Benson Arizona (Remake)

B2. Very secret hidden bonus track

B3. Loop #3


martedì 15 dicembre 2015

The Hateful Eight: la soundtrack del nuovo film di Tarantino arriva direttamente da...La Cosa


Nel corso di un' intervista rilasciata lo scorso 5 dicembre a Los Angeles (l'intervistatore - d'eccezzione - porta il nome di Cristopher Nolan), il regista Quentin Tarantino ha rivelato che la colonna sonora di Ennio Morricone per il suo nuovo film The Hateful Eight in realtà non è musica del tutto originale, ma bensi uno score realizzato dal compositore italiano per La Cosa di John Carpenter e non utilizzata all'epoca per il film del 1982. 

La causa di tutto questo è da riportare al fatto che Morricone, quando è stato contattato da Tarantino, era al lavoro per la soundtrack un nuovo film di Giuseppe Tornatore e avendo solo un mese di tempo per realizzarne una originale per The Hateful Eight, ha proposto al filmaker de Le Iene e Pulp Fiction 25 minuti di musica orchestrata prodotta per il cult horror La Cosa e non utilizzata 33 anni or sono, alla quale però sono stati ugualmente aggiunti dei motivi nuovi di zecca. 

Potete vedere tutto il Q&A tra Tarantino e Nolan cliccando su QUESTO LINK

venerdì 11 dicembre 2015

Storm King Productions: offerta natalizia su molte release dedicate a John Carpenter


In occasione delle feste natalizie, la Storm King Production ha deciso di mettere in offerta diversi bundle dedicati alle produzione di John Carpenter. Tra gli oggetti acquistabili a prezzo speciale c'è l'album Lost Themes, l'album antologico di Asylum, la t-shirt dedicata al pluripremiato fumetto supervisionato dal regista californiano ed i primi numeri del nuovo albo Tales For A HalloweenNight autografati dallo stesso Carpenter. 

Il sito specifica che per tutti gli acquisti superiori ai 75 dollari non verranno chiesti ulteriori costi per le spese di spedizione ma che non avverranno consegne nella settimana che va dal 24 dicembre al 1 gennaio 2016. Potete consultare tutti i bundle in offerta cliccando QUI

mercoledì 9 dicembre 2015

John Carpenter: apparirà in un cortometraggio prodotto dalla Sacred Bones

Di seguito vi riportiamo la traduzione integrale dell'articolo apparso sul sito self-titledmag.com tradotto in esclusiva per il portale "Il Seme Della Follia" da Micol Basone.


La collaboratrice di Sacred Bones Jacqueline Castle ha trovato il cameo perfetto per The Puppet Man, il suo secondo cortometraggio prodotto dall'etichetta: l'icone horror John Carpenter. Secondo un comunicato stampa, la scena del regista è stata girata a Los Angeles intorno ad Halloween utilizzando lo stesso modello di station wagon guidato da Michael Myers

«Senza soldi ne tempo per i permessi, ho chiesto a John di incontrarci all'angolo di una strada abbandonata in una zona losca della valley» ha spiegato Castle. «E' arrivato fumando, mi ha messo sottotorchio mettendomi alla prova come regista, indugiando in oscure referenze a Distretto 13. Ho mantenuto la calma, ma la mia ansia deve essere trasparsa, perchè alla fine si è fermato, ha sorriso e ha detto "Ti sto solo prendendo per il culo."»

Per quanto riguarda The Puppet Man, è stata apparentemente ispirato dal musicista e attore Johnny Scuotto, che ha sviluppato un alter ego basato sulla marionetta con cui suo padre lo provocava da bambino. 

«Ho conosciuto Johnny nella scena musicale di New York» dice la regista. «Con le sopracciglia depilate, il suo cappello nero a fesa larga, e un maglione con la scritta Puppet Man sulla schiena. Sono rimasta subito affascinata dalla sua personalità autentica, magnetica e provocatrice.»

Come questa personalità verrà trasposta sullo schermo rimane da vedere: il film non ha ancora un trailer ma abbiamo questa GIF di chi sarà la spaventosa modella, fotografa e autrice Crystal Renn (al suo debutto come attrice).

The Puppet Man sarà presentato in anteprima al Sundance Film Festival il prossimo mese, i dettagli della messa in onda però devono ancora essere annunciati. E se ve lo state chiedendo, si, la musica di Carpenter sarà presente nel cortometraggio come colonna sonora, tratta dalla sua recente pubblicazione su Sacred Bones Records dal titolo Lost Themes. 


mercoledì 2 dicembre 2015

Villaggio Dei Dannati: la Scream Factory annuncia per la prossima primavera un'edizione in blu-ray da collezione


Quest'oggi il portale dailydead.com riporta che la Scream Factory ha annunciato per la primavera del 2016 un'edizione "collector's edition" di Village Of The Damned (Villaggio Dei Dannati in Italia), remake di un classico del cinema horror britannico del 1960 girato da John Carpenter nel 1995. La pellicola, non tra le più amate dell'opera carpenteriana, si segnala per essere stata l'ultima interpretazione Christopher Reeve prima dell'incidente che lo costrinse a vivere fino al 2004 (anno del suo decesso) su una sedie a rotelle.

Per adesso la Scream Factory non ha rilasciato ulteriori dettagli sulla release, ma promette a breve di annunciare i succosi extra che potrebbero far parte di questa edizione da collezione. 

martedì 1 dicembre 2015

Ex Dogana: concerto degli ZU + maratona cinematografica dedicata a John Carpenter


Sabato 5 dicembre, a partire dalle 22.30, presso L'Ex Dogana di Roma si terrà il concerto del gruppo alternative rock ZU, tra i più apprezzati in Italia. Ma a far "notizia" è che durante la stessa serata l'evento sarà completato da una maratona di film di John Carpenter. Le pellicole proiettate saranno:

Fuga Da New York (1981)
 La Cosa (1982)
Avventure Di Un Uomo Invisibile (1992)

Per avere maggiori informazioni sull'evento, cliccare QUI.