venerdì 8 settembre 2017

John Carpenter, grosso maestro sul piccolo schermo: i film diretti per la TV



Film DIRETTI da John Carpenter per la TV - Qui la faccenda diventa davvero seria, perché il Maestro qui ha menato il suo colpo più duro, senza nessun tipo di timore per il formato o le limitazioni televisive, Giovanni Carpentiere ha diretto una manciata di titoli davvero degni di nota.

Pericolo in agguato (Someone's Watching Me!, 1978)
La guardabile Lauren Hutton decide di trasferirsi a Los Angeles proprio mentre la città è funestata da una serie di sospetti suicidi di belle ragazze sole. Nemmeno l’appartamento iper tecnologico in cui la bionda si è trasferita aiuta quando la ragazza si convince di essere stata presa di mira da un ammiratore fin troppo invadente, silenzioso e imprendibile tanto che nessuno crede alla versione della ragazza, destinata a fare a diventare la “Final girl” di turno.
Potrebbero sembrare le prove generali del Maestro per il suo capolavoro Halloween, in realtà “Pericolo in agguato” è il film più spudoratamente Hitchcockiano mai diretto dal nostro Giovanni, l’ispirazione arriva da “La finestra sul cortile” (1954) e “Vertigo” (1958), ma Carpenter non imita nessuno al massimo dimostra di aver assimilato in pieno le regole della suspense di zio Hitch in un film davvero riuscito che fa ottimo cinema sul piccolo schermo. Dal 2007 esiste anche ristampato in DVD, quindi se non lo avete mai visto ora non avete più scuse!



Elvis - Il Re del rock (Elvis, 1979)
La passione per la musica di John Carpenter è cosa nota, in questo film il Maestro paga il suo debito di passione nei confronti del Re del Rock, qui interpretato in maniera superba da un giovanissimo Kurt Russell. Se non bastasse il fatto che il film si lascia davvero guardare, la componente aggiuntiva è proprio questa: la prima collaborazione di una delle coppie di amici più solida della storia del cinema, per dirla come l’avrebbe detta Elvis, let's be friends.
Di tanti che hanno interpretato Elvis Presley al cinema, ancora oggi la prova di Kurt Russell è una delle più centrate, anche se nel film non si sente nemmeno una canzone del Re, sì, perché i diritti di sfruttamento cinematografico di un solo pezzo di Presley sarebbero costati alla produzione più del costo totale del film finito (storia vera), ma quando hai Carpenter e Kurt Russell non hai davvero bisogno di altro.

Body Bags - Corpi estranei (1993)
Il meglio per la fine, sì, perché l’antologico horror Body Bags è nato originariamente come pilot per una possibile serie tv, sulla falsa riga di “I racconti della cripta” (Tales from the Crypt), questo spiega perché il nostro John compare nei lugubri panni del Coroner, un personaggio molto rassicurante con la propensione per la battutaccia e uno spiccato gusto per il macabro che ammettiamolo, è perfetto per essere interpretato da Carpenter, che non ha mai voluto fare l’attore in vita sua, ma qui è particolarmente a suo agio.
“La stazione di Rifornimento”, “Hair” ed “Eye” sono tre gustose storie horror, le prime due dirette dallo stesso Carpenter, in realtà la seconda Larry Sulkis e poi accreditata al Maestro) e l’ultima dal grande Tobe Hooper in cui si ride, ci si schifa e spesso si resta attaccati ai braccioli della poltrona, ad Ovest di “Creepshow” (1982) il più bell’antologico Horror mai visto in circolazione, ma anche un riuscito omaggio a Tales from the Crypt e ai fumetti della EC Comics.

Cigarette Burns - Incubo mortale (2005)
Tutti gli appassionati di horror dovrebbero voler bene a Mick Garris già solo per aver radunato insieme tutti i migliori talenti del nostro genere preferito, nella prima straordinaria stagione della serie tv Masters of Horror. Nel 2005 signori come Joe Dante, Dario Argento, John Landis, Don Coscarelli, Stuart Gordon, Tobe Hooper e Takashi Miike hanno dato il loro contributo, ma sapete chi ha detto loro “Vediamo chi arriva secondo oggi”? Proprio John Carpenter che con Cigarette Burns sforna l’episodio migliore della stagione e forse anche l’ultimo capolavoro della sua filmografia… Fino ad ora.
Kirby Sweetman (Norman Reedus) è un cacciatore di pellicole cinematografiche con un passato appena un po’ tormentato, Udo Kier gli promette soldoni in cambio di una ricerca impossibile, una copia intatta di “La Fin Absolue du Monde” il film maledetto che proiettato una sola volta trent’anni prima al festival di Sitges ha fatto impazzire gli spettatori trasformando la sala in una mattatoio.
Dal titolo potrebbe sembrare un omaggio alle sua amate sigarette, in realtà qui John Carpenter rende omaggio alla potenza del cinema, all’ossessione di ogni cinefilo di spingersi sempre più in là nella sua ricerca. Un piccolo capolavoro di poco meno di un’ora in cui Carpenter oltre a portare in scena un angelo (una delle figure più iconografiche della sua filmografia) ci ricorda che la distanza tra realtà e finzione può essere sottilissima, come quella che separa la sanità mentale dalla follia. Se dalla sua collaborazione con Universal Cable Productions Carpenter dovesse sfornare altra roba di tale potenza, qui abbiamo solo da metterci comodi e goderci lo spettacolo.



Pro-Life - Il seme del male (2006)
Angelique (Caitlin Wachs) sta scappando dal suo parecchio incazzato papà Ron Perlman, trascinandosi dietro il suo pancione, la ragazza dice di essere incinta da pochi giorni, le dimensioni della pancia lascerebbero intendere diversamente, non aiuta nemmeno che la ragazza racconti una storia delirante sull’identità del padre del bambino, un tizio cornuto e non perché di mestiere fa l’arbitro di calcio.
La soccorrono due medici di una clinica per l’interruzione delle gravidanza che presto si ritrovano sotto assedio, perché papà Ron Perlman sente le voci, il Signore gli parla dicendogli di impedire questo peccato mortale salvando il nascituro.
Sulla carta andrebbe tutto bene, un grande attore come Perlman, un assedio, grande tema Carpenteriano, ma anche un tema non semplice come la posizione della chiesa Cattolica nei confronti dell’interruzione di gravidanza. Tutta roba in puro stile Carpenter, peccato che la sceneggiatura sia poverissima e l’episodio non brilli, perfettamente in linea con la seconda stagione di Masters of Horror che ha regalato ben poche gioie, inutile girarci attorno, di sicuro il peggior lavoro che porta la firma del Maestro. Che, però, ha una funzione sociale non indifferente: quella di non farci alzare troppo le penne in vista della collaborazione con Universal Cable Productions, meglio tenere i piedi a terra, ispiriamoci al pragmatismo disarmante di John Carpenter.

CONCLUSIONE
Trovo sempre incredibile che Maestri come John Carpenter, artisti che hanno fatto per davvero la storia del cinema debbano faticare così tanto per trovare fondi e sfornare nuove opere, ma la qualità delle serie tv odierne (e la loro influenza anche economica) non è nemmeno da paragonare a quelle del passato. Il nostro ha dichiarato il suo entusiasmo, tornare a lavorare in tv è un po’ come tornare a casa per lui, ma soprattutto facendolo alle sue condizioni, dettaglio davvero non trascurabile.
Insomma, è sempre un ottimo momento per essere Carpenteriano ed ora lo è più che mai, invece di stravaccarci sul divano a vedere l’NBA, potremmo vedere nuove opere firmate dal Maestro John Carpenter. Voi non mi vedete (per vostra fortuna) ma io qui sto sorridendo, buon lavoro Maestro!

                                                       Articolo scritto da La Bara Volante di Cassidy per il nostro blog. 

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