venerdì 3 novembre 2017

RECENSIONI CARPENTERIANE: Anthology - Movie Themes 1974-1998


Da quando il Maestro John Carpenter ha cominciato una carriera da rockstar internazionale, è bello poter far tornare sotto forma di appuntamento musicale la rubrica… John Carpenter’s The Maestro!

La musica accompagna John Carpenter da tutta una vita, da quando ha imparato i rudimenti musicali da suo padre, passando per i Coup de Villes, il trio rock formato con Nick Castle e Tommy Lee Wallace, fino ad arrivare alla colonne sonore dei suoi film, tutte composte con synth e tastiere. Una scelta pragmatica, come molte prese dal Maestro nella sua carriera, i suoni elettronici erano quelli più efficaci per poter comporre una colonna sonora senza avere a disposizione un'intera orchestra, non scherziamo, considerando il budget di certi suoi film, anche avere un ukulele sarebbe stato considerato roba da ricchi.

Tra classici del cinema e colonne sonore entrate nel mito, quel ragazzo baffuto con la passione per Elvis è diventato uno dei più grandi Maestri del genere Horror, uno che un po’ per indole, un po’ per sfiga, non ha mai raccolto in termini di dividendi i meriti che l’enorme peso specifico del suo lavoro ha davvero regalato al pianeta. Se state pensando al flop al botteghino di capolavori come La Cosa, bravi, era proprio a quello che stavo pensando.
Ma come diceva un altro grande uomo di cinema di nome John (Huston) «Palazzi, puttane e registi diventano rispettabili con il tempo», un modo bello spiccio di dire che alla fine il tempo è il miglior giudice, infatti basta guardarsi attorno, viviamo nell’era del horror a basso budget, gente come Jason Blum fa soldi imponendo un modo di lavorare che è quello tipico Carpenteriano, non è un caso se proprio la Blum House sia al lavoro sul rilancio del nuovo Halloween con la supervisione del nostro Giovanni.

Gli attestati di stima vengono fuori dalla fottute pareti come gli Xenomorfi ultimamente, Trent Reznor e Atticus Ross hanno reso omaggio al Maestro con una cover del suo tema più famoso di sempre e chiunque ci capisca di musica elettronica più di me (quindi anche il vostro panettiere) potrebbe dirvi che proprio il suono vintage del sintetizzatore tanto amato da Carpenter non è mai stato in voga come in questo momento. Proprio grazie alla musica e al fatto che i suoi Los Angeles Lakers non vinceranno più niente per un bel pezzo (scusa John, ma è un dato di fatto) il Maestro ha prodotto i due bellissimi dischi Lost Themes e Lost Themes II, che lo hanno portato in tour in giro per il mondo e anche nel nostro strambo Paese a forma di scarpa, in particolare in una serata Torinese che per il vostro affezionatissimo Cassidy di quartiere è stata semplicemente una delle più memorabili della sua vita (storia vera).

Visto che l’appetito vien suonando (non so se è proprio così il proverbio), il passo successivo è stato naturale, un disco antologico che contenesse tutti i più celebri temi musicali tratti dai film di Giovanni Carpentiere, quelli che dal vivo hanno fatto andare giù di testa tutti i fan accorsi sotto palo solo per vedere i suoi baffi e sentirlo suonare.

Nasce così “Anthology - Movie Themes 1974-1998” che nel titolo riassume già tutte le sue intenzioni (bellicose), un punto ideale per qualunque neofita per fare la conoscenza dei pezzi del Maestro ma anche un regalo per gli appassionati di vecchia data come il sottoscritto. Sì, perché “Anthology” sembra la risposta definitiva di Carpenter a tutte le ore passate a cercare dischi e musicassette (a chi ha meno di diciotto anni dopo spiego cosa sono) con le colonne sonore dei film di Carpenter, voi non potete avere idea delle gioia di scovare un album con alcuni dei temi musicali principali tratti da suoi film, ritrovarmi ora, anno di grazia 2017, ad avere un disco come questo, che non si limita a raccogliere e riproporre, ma è un vero e proprio “Best of” di pezzi composto e arrangiati, in qualche caso anche ex novo dal Maestro in persona. Beh, ragazzi, questo è il sogno bagnato di qualunque Carpenteriano dotato di orecchie.



Questi tredici pezzi (alla faccia della scaramanzia) sono davvero uno meglio dell’altro, Carpenter per arrangiarli nuovamente ha voluto al suo fianco il figlio Cody alle tastiere e il figlioccio Daniel Davies alla chitarra solista e in questa versione verranno presentati dal vivo nel tour iniziano da pochi giorni, che per ora prevede solo date americane, ma visto che non siamo scaramantici tanto vale tenere le dita incrociate, no? Si inizia con una versione da headbanging di “In the Mouth of Madness” (da che film è tratta non ve lo dico nemmeno), se il pezzo originale era liberamente ispirato a “Enter Sandman” dei Metallica e la chitarra era suonata da Dave Davies chitarrista dei Kinks, qui Carpenter chiude il cerchio avendo il figlio di Dave a suonare al suo fianco. Il pezzo è oggettivamente fighissimo, è stato il primo singolo utilizzato per promuovere il disco, non vi nascondo che ad ogni ascolto mi ritrovo ad agitare la testa in aria, devo trattenermi dal non fare anche le corna con le dita perché comunque ormai ho un'età. 

“Assault on Precinct 13” che potrebbe tranquillamente essere la mia colonna sonora preferita tra quelle composte da Giovanni, dal vivo ha già dimostrato di suonare epica come la resistenza di Bishop e Napoleone Wilson, quindi mi sembra giusto che compaia come secondo pezzo del disco, seguita da una versione del tema di The Fog, che rende pienamente omaggio alla natura sinistra del pezzo, il periodo della nebbia serie non è ancora incominciato qui dalle mie parti, non vedo l’ora di ritrovarmi con questo in cuffia quando succederà, non dovessimo più rivederci è stato un piacere suonare con voi. 

Non voglio togliervi la gioia di riscoprire anche tracce super famose come “Prince of Darkness”, “Escape from New York”, “Porkchop Express” o la gloriosa “Halloween” che in questa versione ritornano tutte alla loro essenza dimostrandosi perfetta per strapparmi un brivido o evocare un bel ricordo, mi prendo un minuto per parlarvi invece delle chicche contenute in quest’album, perché sono davvero notevoli. 

“Santiago” non è il tema principale di Vampires, è sempre stato un pezzo che rischiava di passare inosservato soffocato dal passo western del pezzo su cui entrava in scena Jack Crow, infatti sono felicissimo che Carpenter lo abbia scelto per questo rinomato palcoscenico. Con “Santiago” Giovanni Carpentiere rende omaggio al western del suo Howard Hawks, in tutte le interviste il Maestro ha dichiarato che proprio questo è il pezzo di cui è più orgoglioso, ascoltandolo non è difficile capire il perché.  Ma dove Carpenter sorprende per davvero è quando si ritrova a suonare una cover di ehm… Se stesso! O meglio, a rifare il tema di uno dei suoi film che, però, ai tempi NON era stato composto e suonato da lui ed è qui che Carpenter mena il suo colpo più duro, perché giocare con pezzi composti da lui stesso è una cosa, un’altra e ben diversa è quella di doversi cimentare con “The Thing” la colonna sonora che nel 1981 quasi portò ad un incidente diplomatico tra Carpenter e un altro Maestro, Ennio Morricone che all’uscita del film “La Cosa” non sentì nel film molti dei pezzi che lui aveva composto, eliminati da Carpenter per restare il più essenziale possibile nel generare terrore al pubblico (storia vera). Pace fatta comunque, perché con uno di quei pezzi scartati, Ennio Morricone ha vinto l’Oscar nel 2016 per la colonna sonora del film The Hateful Eight, che altro non è la versione Western de “La Cosa” di Carpenter. 

L’altro mostro sacro magistralmente re interpretato da Carpenter è Jack Nitzsche, autore di cosette da niente come la colonna sonora di “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (1975), “L’esorcista” (1977), “Stand by me” (1986) e appunto Starman. Posso dire che imprimere un tocco Carpenteriano ad un pezzo che è così volutamente diverso dalle colonne sonore del Maestro è forse il fiore all’occhiello di tutta “Anthology”, quando Carpenter intervistato dice che tastiere e synth per lui erano il modo più semplice ed economico per suonare “grandi” anche con pochi mezzi, penso che pensasse a qualcosa che suona come questa bellissima interpretazione del tema del film con Jeff Bridges e Karen Allen. “Dark Star” è un’altra oscura perla vuoi anche perché non si parla mai abbastanza (bene) di quello spassoso gioiellino di film, il pezzo che ha il compito di concludere “Anthology” è quello che dal vivo nel concerto torinese del Maestro mi ha colpito di più, ovvero “Christine” che nel film suona sempre sommesso, fino al momento in cui esplode dirompente proprio come la mitica Plymouth Fury rossa fiammante, ma dal vivo suona come una piccola ouverture di quattro minuti con un'anima Rock proprio come i pezzi che passavano sull’autoradio di Christine. 

Deve averlo capito anche il Maestro di che razza di pezzo aveva per le mani, visto che dopo sette anni di sintetizzatori, divano e partite della NBA ha deciso di tornare dietro la macchina da presa proprio per dirigere il video ufficiale della canzone, un ottimo modo per scaldare i muscoli in vista del suo ritorno alla regia anche sul piccolo schermo, posso aggiungere: oh, yeah? Chissene lo faccio lo stesso… Oh yeah! 

Insomma, il rischio di un disco come “Anthology - Movie Themes 1974-1998” è che fosse una noiosa replica, pericolo del tutto scampato, perché siamo di fronte ad un disco bellissimo in cui si sente la vitalità di un autore che con troppi anni di ritardo, proprio grazie al suo primissimo e mai dimenticato amore, ovvero la musica, si sta finalmente riprendendo indietro un po’ di quel credito che il cinema ancora gli deve. 

Voi, invece, fate una cosa anzi (una COSA): ascoltatelo, sparatevelo in cuffia, alzate il volume mentre state guidando. Se siete Carpenteriani questo è semplicemente il disco di colonne sonore che avreste sempre voluto scovare nei polveroni negozietti e nelle incasinate bancarelle in cui avete cercato per una vita. Se, invece, non siete Carpenteriani beh, avete tredici pezzi per rimediare! 
Buon ascolto!

Recensione a cura di La Bara Volante di Cassidy

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